Poco tempo fa ho inserito l’articolo Storia di un Seduttore (Parte 1) nel quale introducevo un racconto che parla della seduzione e per certi versi delle esperienze vissute in anni di “duro lavoro” e miglioramento personale.

Mi ha molto colpito l’ottimo successo che ha avuto, ho ricevuto una marea di email che mi hanno fatto vedere quanto si possa raccontare la seduzione senza avere l’obbligo di scrivere articoli, purtroppo a volte un po’ asettici, che sono come leggere il bugiardino di un medicinale per l’acidità di stomaco!

E così ecco il proseguimento del racconto Storia di un Seduttore:

Storia di un Seduttore (Parte 2).

Per la prima volta dopo tanti anni avevo finalmente trovato un maestro, un mentore che mi guidasse nella vita. Ancora non conosco il suo vero nome, so soltanto che si fa chiamare Shame (che in inglese significa vergogna). Credo che avesse scelto un nome d’arte simile proprio perché lui, così almeno dava a credere, non provasse mai la men che minima vergogna per le sue azioni. Era un ex PUA, che appunto è l’acronimo per Pick Up Artist, un artista del rimorchio, smise di esserlo quando si rese conto della stupidità di far parte di un gruppo di persone che credono che la seduzione sia un’arte.
Mi sono documentato, soprattutto su internet, su chi fossero questi artisti e mi si è aperto di fronte un mondo che non credevo potesse esistere. Questi sedicenti ma affascinanti guru della seduzione utilizzano e sperimentano delle vere e proprie tecniche per rimorchiare, con frasi pre-confezionate e routine ben precise. Cos’è una routine? Anche io mi sono posto la stessa domanda, non è altro che una storiella inventata che serve per carpire l’attenzione di una ragazza e lentamente, mentre la sua parte logica è presa dalla stessa routine, sedurla con altri metodi. È un po’ come un flow-chart informatico, il seduttore dice o fa una cosa e in base a quale reazione abbia la ragazza lui ha subito pronta una risposta mirata. È come un labirinto in cui lei è la cavia indirizzata proprio all’uscita che non è altro che la camera da letto del PUA.

La prima sera rimasi a leggere tutto quello che trovavo per ore, fino a notte fonda, estasiato da come qualche ragazzetto, dopo anni di tentativi e fallimenti, era riuscito a inventare un vero e proprio metodo che definiva infallibile.
Ma Shame considerava il mondo PUA semplicemente un parco giochi per bambini, l’asilo d’infanzia in cui troppi rimanevano incastrati a vita per rimanere PUA e non diventare mai veri e propri seduttori.
Per quanto criticasse quell’ambiente ne parlava con una certa malinconia, spesso abbassando il tono della voce mentre con lo sguardo spaziava altrove, sognatore e assorto nei bei tempi andati. Mi disse che mentre stava a Los Angeles per lavorare aveva conosciuto alcuni di quella comunità e ne aveva subito iniziato a farne parte. Si scambiavano le loro tecniche su vari blog sparsi per la rete, commentando e provando le singole routine più e più volte fino a renderle quasi perfette. Era nata così una community enorme in cui girava anche molto denaro perché quelle capacità potevano essere rivendute a chi non era in grado di rimediare neanche una ragazza. Figuriamoci se gli si prometteva di avere tutte quelle che desideravano! Conoscendolo un po’ credo che Shame fosse un ottimo PUA, ma non il migliore, perché seguire troppo regole e schemi non fa assolutamente per lui. Su internet si possono trovare ancora alcuni suoi post molto controversi che per certi versi criticavano dalle fondamenta quel mondo nato da pochi anni.

“Le piaci o no? È questa la domanda che ti stai facendo, vero?”. Mi girai di scatto verso il corridoio, in fondo, seduto su una comoda poltrona anni ’70 per la prima volta lo vidi.
“Non te la sei cavata assolutamente male, anche se la tua seduzione non era perfetta. Se fossi in te adesso busserei alla porta”.
“Bussare? Ma se c’è una ragazza dentro, che le devo mettere fretta?”. Sorrise, con la parte destra della bocca in modo appena più accentuato, poi continuò a parlare:
“E allora? Credi che stia in bagno ad incipriarsi il naso e basta, in questo momento si sta mettendo in ordine e rinfrescando solo per te” fece l’occhiolino “spera che in questa festa di eunuchi, puttane e rincoglioniti ci sia almeno un uomo vero. Fin’ora le hai dimostrato di esserlo tenendole testa, non facendoti intimorire dai suoi metodi da frigida stronzetta, ma è il caso che la smetti di chiacchierare e agisci”. Rimanemmo in silenzio qualche attimo, effettivamente non aveva tutti i torti, in teoria. Ma la pratica è tutta un’altra storia. Anche io sarei stato in grado di dare consigli sulla seduzione come stava facendo lui, ma un conto è chiacchierare, un conto agire ed essere coerenti con quello che si dice. E poi non mi sembrava di piacere molto a quella ragazza, stavamo solo parlando magari stuzzicandoci un po’, sono cose che capitano.
“Vedi” si alzò dalla poltrona per avvicinarsi verso di me lentamente “la prima regola della seduzione non è di essere belli, fighi o di dire la frase magica che le faccia scivolare giù il mini perizoma” si muoveva con calma, spalle dritte, una mano in tasca mentre con l’altra sfiorava prima un mobile, per poi fermarsi ad accarezzare alcuni fiori in un antico vaso di porcellana.
“La prima regola è sapere cosa vuoi tu. Te la vuoi scopare e basta? Va’ benissimo”.
“Ma non, ma quale scopare…” lo provai ad interrompere ma lui riprese la parola senza neanche dover alzare la voce, solo con uno sguardo che mi azzittì.
“Oppure la vuoi solo sedurre per il piacere della conquista, o perché vuoi una fidanzata con la quale passare romantici fine settimana alle terme. Non è importante il tuo fine, ma è essenziale che tu abbia le idee chiare. Devi sapere cosa vuoi. Fin’ora ti sei comportato come se volessi scopartela nel bagno con violenza e dopo aver finito lavarti le mani e andartene senza neanche chiederle il nome. Ed è quello che lei desidera”.
“E tu pensi che una figa del genere possa volermi?” non era possibile, stava soltanto prendendomi in giro. In vita non avevo neanche mai parlato con una ragazza così bella, figuriamoci se voleva fare sesso con me nel bagno durante una festa. Iniziai a muovermi sul posto, neanche stessi facendo un riscaldamento pre-gara, mi guardavo le scarpe e mi passavo una mano tra i capelli, arrovellandomi se quel tizio non avesse tutti i torti.

“Allora, mio inesperto amico, ti faccio una proposta. Questo è il mio biglietto da visita” mi diede un specie di carta di credito nera su cui era scritto in bianco un numero di telefono “io ti consiglio, come lei apre la porta, di spingerla di nuovo dentro il bagno e baciarla. Se avrai successo, allora chiamami, potrei insegnarti molto altro ancora sulle donne” mi osservò, mi scrutò per qualche istante, poi sorrise e continuò a parlare “in caso contrario non sprecare del tempo a chiamarmi, perché capirò se mi stai mentendo”.
“E se faccio come dici tu e lei mi prende a sberle?” chiesi abbastanza preoccupato che questo ultimo evento fosse il più probabile.
“Impossibile” e senza neanche salutarmi se ne andò.
Rimasi impalato davanti alla porta, dall’esterno non sarebbe stato neanche immaginabile il turbinio di emozioni, domande ed idee che squassavano dalle fondamenta il mio equilibrio mentale. Avevo la porta del bagno alla mia sinistra, i piedi in direzione dello stretto corridoio che puntava verso l’uscita, verso la tranquillità.

Storia di un seduttore: cosa accadrà?

Spero che nelle pieghe di questo racconto “Storia di un seduttore” possiate trovare degli spunti interessanti per migliorare la vostra vita e la vostra seduzione.

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12 commenti

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  1. Grazie per la risposta sensei, anch’io nelle ultime settimane mi sono trovato in delle situazioni del genere e ho sempre avuto delle remore a spingere troppo l’acceleratore in questi ambienti per paura che se la ragazza se la prendesse! Posso sapere a grandi linee come hai agito? DI solito mi ritrovo con una ragazza a ballare, ci parlo ed aumento contatto fisico fino al bacio, poi come dovrei agire per arrivare al dunque? Chiederle di seguirmi potrebbe essere il modo migliore? So che possono sembrare domande sciocche, ma non ho davvero esperienza in queste cose, non son uno che frequenta molto locali, ma adesso che ogni tanto mi ci ritrovo per via di alcune mie compagnie non vorrei farmi trovare impreparato!

    1. Certe cose non si chiedono, si prendono! La prendi per la mano, magari dopo averle detto qualche parolina sensuale, e la porti con te. Al primo (forse anche secondo) no non desistere e tranquillizzala, al terzo lascia perdere.

  2. Secondo te se si vuole fare sesso con una ragazza conosciuta in un locale (dopo aver fatto ovviamente l’escalation ed averla baciata), credi che fare come hai scritto in questo articolo, ovvero prenderla e portarla direttamente in bagno senza dirle nulla potrebbe funzionare o nella vita reale è meglio parlare, ovviamente al momento giusto, e chiederglielo direttamente senza fare giri di parole?

    1. Mi è capitato di vivere situazioni simili, la maggior parte, a dire il vero, con successo. Credo che se accendi il desiderio in una ragazza sarà tua ovunque tu vuoi.

  3. Il racconto è bello e Shame è chiaramente Sensei prima di studiare e imparare la seduzione. Interssante quindi questo dialogo tra il Sensei “impacciato” e il Sensei scafato.
    Sarebbe ancora più divertente se Sensei raccontasse intere e dettagliate storie realmente accaduto dei suoi “rimorchi”. Quella volta in disco…quella volta al pub…quella volta a colazione in Hotel…quella volta ad una partita di basket. Buon Natale

  4. Ciao a tutti ,dopo aver letto questa storia inventata o meno posso solo confermare come mettersi in gioco sia la chiave del successo , non tanto per il fatto di mettersi in gioco ma per il fatto che mettersi in gioco è l’unico modo per imparare , per imparare dagli errori e migliorare .

  5. Il protagonista mi sembra minato da quelle paure che abbiamo tutti noi,specialmente quando ci affacciamo al mondo della seduzione,cerca di auto-sabotarsi e distruggere ogni possibilità che avrebbe con quella ragazza se solo si buttasse alle spalle ogni paura,incertezza,insicurezza.
    E deve OSARE, penso che dal pezzo possiamo trarre questo ”comandamento” della seduzione,che tu spesso ci hai ripetuto Sensei.
    Un saluto, ti seguo sempre 🙂

  6. Mi scuso in primis per questa domanda che non ha niente a che vedere con la seduzione, ma più che altro non so perché ma con quest’articolo mi ha suscitato una curiosità sul chiederle se quell’incontro con Shame sia successo realmente.