Qualche sera fa davanti ad una birra con alcuni amici parlavamo di seduzione, donne e casini vari. Di come in alcuni anni TpS è diventato il punto fermo per moltissime persone (non dico i numeri ma vi assicuro che ogni giorno svariate migliaia di ragazzi e ragazze leggono il nostro sito). Oltre alla mia esperienza personale ho imparato tantissimo dai commenti e dalle email che mi hanno fatto fare un salto in avanti incredibile nel mio personale Percorso.

Uno dei motivi per cui vi spingo a leggere e commentare è perchè ho visto anche su di me gli effetti benefici che ha il leggere delle vicissitudini e successi (più di quanti sperassi) altrui. Così ho ripensato al mio passato, a come ero, come sono e come vorrei diventare non tanto come seduttore ma come uomo. Mi sono reso conto che il Percorso che io stesso ho seguito potrebbe essere d’aiuto, o anche solo uno spunto, per chi legge TpS.

All’inizio avevo pensato che raccontare la storia di un seduttore con dei semplici articoli sarebbe stato sicuramente utile, ma anche altrettanto noioso e forse un po’ troppo celebrativo! La leggerezza e l’autoironia sono per me un dovere, oltre che un piacere, così mi sono scervellato qualche tempo per partorire un’idea, ahime, banale, ma forse più intrigante di una pomposa autobiografia.

Ed ecco una storia, a puntate, in cui narro le mie esperienze come si trattasse di un romanzo nel quale si mischiano fantasia, realtà e anche vita altrui per provare a far vedere senza pretese o dandogli troppa importankadmon1za cosa ho fatto io nella mia vita.

Questo progetto, la storia di un seduttore è anche la risposta a chi, stupidamente, sostiene che se non “metti la faccia” non puoi permetterti di parlare o spiegare la seduzione. Personalmente credo che non sia importante il messaggero, ma il messaggio che si vuole veicolare. Pensate ad esempio ad Adam Kadmon, non ci mette la faccia, rimane nell’anonimato eppure quello che lui dice ha un pe sonon indifferente.

Non credo che siano tanto le storie di complotti, UFO o poteri forti ad essere fondamentali, quanto il suo messaggio d’amore e bontà che valica una maschera, una religione o un credo politico. Nel caso di Adam Kadmon non mi interessa se è un personaggio inventato, una trovata di kadmon2marketing o un mitomane degli eroi mascherati, quello che mi interessa sono le sue parole che dovrebbero farci riflettere: il male di questo secolo è l’odio.

Questa digressione serviva come sfogo ma soprattutto per dirvi che non dovete valutare le mie parole in base alla mia “faccia”, a video posticci finti come le monete da 3 euro mentre rimorchio strafighe come se non ci fosse un domani. Ma dovete ascoltare le mie parole e valutarne con coscenza e criticismo. Applicare i consigli e vedere sulla VOSTRA pelle a cosa portano.

Ecco di seguito una prima parte di questo progetto (chissà dove e quando finirà), è una storia vera ma inventata, finta ma reale, con personaggi mai esistiti ed altri che ancora vivono (forse solo nella mia immagineazione), buona lettura:

Storia di un seduttore(Parte 1).

Se potessi tornare rifarei tutto quello che ho fatto. Ripeterei ogni esperienza, ogni singolo fottuto errore, pur sapendo la fine che mi spetta e che mi sono meritato. Eppure prima non ero così, anzi, ero il classico bravo ragazzo con la polo e gli occhiali da vista. Ben pettinato e profumato come neanche il Ken di Barbi! All’università andavo benissimo, quasi tutti trenta, studiavo e mi mantenevo lavorando come aiuto cuoco in un ristorante. Dovevate sentire i miei genitori, quanto erano fieri di me, sembrava che parlassero di una sorta di incrocio tra Padre Pio ed Obama. Era una vita quasi perfetta, in cui ogni tassello era al suo posto, ogni momento scandito da un dovere o da qualcosa da fare. Nessuna distrazione, nessun errore, la monotonia di una vita che procedeva nell’unica direzione che avessi mai intrapreso.

Non posso di certo dire che ero triste o depresso, avevo giornate piene, ricche di appuntamenti e scadenze. La domenica al bar per vedere il calcio, spesso anche la sera. Qualche birra al pub per parlare con gli amici ed il calcetto il giovedì. Di tanto in tanto anche qualche festa, dove, sinceramente, mi sentivo un po’ a disagio. Poi capitò proprio quella sera di primavera, in casa di un tipo che neanche conoscevo, a bordo piscina di una villa appena fuori città cambiò la mia vita.
Alcuni potrebbero definirmi un maschilista, altri addirittura un mostro, c’è chi prova disprezzo, chi disgusto, ma la maggior parte degli uomini sentono solo un’invidia così forte e potente al punto di odiarmi. Ero come loro, io stesso non amavo quelli come me, ed ora che sono così, mi detesto. Non è stato poi così difficile imparare, ho trovato il mio maestro, ho seguito le sue regole e strategie, commettendo decine di errori. In fine tutto è cambiato e riuscivo in quello che facevo con una facilità disarmante, mi bastavano anche pochi attimi, ed il mio bersaglio cadeva a terra colpito al cuore. All’inizio era per curiosità, poi per il piacere, infine è diventata una droga, avevo perso la testa ed utilizzavo le mie doti in situazioni sempre più difficili, solo per il gusto della caccia.

Quella ragazza cambiò la mia vita, non tanto per quello che lei fece, ma bastò la sua sola presenza a stravolgere la mia esistenza dalle fondamenta. Non facevo del sesso da quasi un anno, reprimendo l’impulso per non avere distrazioni e non dovermi esporre per conquistare qualche ragazza. Non ero mai stato un grande esperto di donne, anzi, finivo sempre nella temutissima zona amicizia. Succede quando, per sedurre una, si prova a fare il giro largo. Si crede che diventando prima suo amico lei poi si accorga di te per le tue qualità umane, per la tua simpatia, per il fatto che sei sempre presente. Che cazzata! Eppure io ero il re della zona amicizia, ogni ragazza che mi piaceva, dopo alcuni mesi, regolarmente mi diceva una frase del tipo “ti vedo come un amico” oppure “non voglio rischiare di rovinare la nostra amicizia” o ancora meglio “ora non me la sento, sono confusa, rimaniamo amici?”. Ed io, come il più grande dei coglioni accettavo le loro frasi preconfezionate, giustificandole senza ribellarmi o fare nulla. Almeno avevo tante amiche donne, fino a quella sera di primavera.

La cosa che mi colpì era la sua gentilezza dei modi, quella capacità di rendere aggraziato ed elegante anche il gesto più banale. Ricordo ancora come si accarezzava i capelli, sorridendo con un pizzico di malizia. Bastavano così pochi gesti per lasciarmi capire quanto le piacesse il ragazzo che aveva di fronte. Non ero mai stato bravissimo in questo, eppure con lei era così facile, immediato. Era come se le parole avessero perso qualsiasi significato, quella creatura aveva risvegliato alcuni sensi assopiti, l’istinto della caccia. Passai quasi tutta la serata ad osservarla, a seguirla tra la gente quasi per bearmi di fronte alla sua bellezza. Ignorai tutti i miei amici, persino una ragazza a cui sapevo di piacere, che di sicuro con un po’ di birra in corpo mi avrebbe fatto almeno un lavoretto di bocca. Finalmente si staccò dal ragazzo per entrare nella villa, forse per andare in bagno. Così, senza pensarci, mi lanciai dentro senza sapere cosa dirle o fare. Era di fronte al bagno, aspettando che si liberasse, presi coraggio e andai verso di lei.

“Ciao, bella festa vero?”. Che diavolo di domanda da sfigato, sembra presa da un film americano di serie B.
“Mhm, si”. Almeno mi ha risposto, anche se credo intendesse più uno sparisci sfigato.
“Conosci il proprietario?”, ma che lavoro per una società di intermediazione mobiliare?
“Perché vuoi comprargli la villa?” ecco…appunto…
“No, ma figurati, era per dire, nel senso che sono stato invitato da un mio amico, ma non conosco nessuno qui”. Forse l’ho sfangata.
“Si dice che ti sei imbucato, fai prima e sei anche più sincero”, che caratteraccio sta ragazza.
“Ma sei sempre così antipatica e scostante?”. Ma come diavolo mi è venuto in mente di dirle una cosa del genere?! Ora si arrabbia.
“ A giorni alterni”.
“Si come le targhe, ma smettila” e di nuovo le rispondo male, ma che diavolo mi è preso?
“Anche tu sei simpatico”
“Si ma solo quando mi va, non sono così umorale come una tredicenne in amore”. Cazzo, ma cosa diavolo le sto dicendo? È meglio che le chiedo scusa prima che se ne va, o peggio mi da una testata sul naso.
“Io non sono umorale però…”
“Sei come una tredicenne”. Ancora? Non solo la interrompo ma la prendo pure per il culo.
“L’importante è non esserlo in certe situazioni”. Mi ha fatto l’occhiolino, ma che vorrà dire che mi guarda e si morde il labbro inferiore e continua ad accarezzarsi i capelli. Ma saranno messaggi subliminali per dirmi qualcosa? Cavolo allora agisci idiota!
Uscì una persona dal bagno, lei entrò ed io rimasi paralizzato di fronte al muro del corridoio. Ma cosa era successo? Perché le avevo detto quelle cose, ed anziché prendermi a schiaffi era rimasta lì, quasi contenta, anzi, affascinata?

11 Commenti

  1. Certo, è quello che intendevo dire con il mio commento, che questo comportamento funziona perché siamo in un racconto, mentre nella vita reale meglio non esagerare fino a quel punto, giusto?

    • In generale i racconti devono mettere in risalto, esagerando anche un po’, determinati temi così da farli “comprendere” appieno dal lettore. Nella vita reale potrebbe funzionare, ma solo in casi particolari e con la persona giusta.

  2. Ma comportarsi come ha fatto il ragazzo in questo racconto nella verità non porterebbe più problemi che altro? Se una ragazza è nerovosa e si comporta in modo acido risponderle, per restare sullo stile del ragazzo, se è sempre così immatura o se a volte riesce a comportarsi in modo da sembrare di essere più grande di una bambina di 8 anni, non servirebbe solamente a farla arrabbiare ed a mettere praticamente la parola fine sul vostro rapporto?

  3. Ha perfettamente ragione, ma la mia domanda (forse poco chiara) era incentrata su: come superare i momenti di imbarazzo al momento in cui ci sì conosce o poco dopo? Non si può subito cominciare a ‘toccare’ la ragazza, nella realtà le parole vengono utilizzate abbastanza in un primo incontro, per fare conoscenza, e anche se hanno poca importanza (e qui concordo pienamente col suo pensiero) o nessuna, non possiamo fare a meno di usarle; e in questi casi, uno di poche parole come me può sentirsi a disagio, per il fatto di essere obbligato a parlare. Quindi: come supero questi momenti imbarazzanti? 🙂

  4. Salve sensei, volevo farle una domanda: spesso, subito dopo conosciuto una tipa, che me l’abbia presentata un amico o che l’abbia rimorchiata, Non so mai cosa dire e mi trovo in un momento di imbarazzo. Ti spiego: dopo il ‘piacere alessio’ , e ‘ come va’ , non so cosa dire, spesso mi blocco. C’è da dire però che se ho uno spunto su cui parlare e iniziare una conversazione, non me la cavo per niente male! Il problema è quando generalmente non so che dire, e rimango lì come un baccalà. Molte ragazze mi dicono che sono molto naturale, ho una bella voce ma… Non ci so fare!
    Quindi la mia domanda è: cosa dire ad una ragazza appena conosciuta, in generale? Bisogna sepre ‘leggere’ la situazione oppure si può sepre puntare su ironia e un paio di battute? Grazie sensei!! 😉

    • Se già chiedi “cosa dire ad una ragazza” significa proprio che non hai letto TpS! Non ha alcun senso avere frasi preconfezionate perchè servono solo 1 volta su 10 al massimo e MAI quand una ti piace veramente perchè verrai preso dal panico e dai mille dubbi se dici una cosa idiota, banale o preparata. LAvora su te stesso, diventa un maschio alfa, impara il linguaggio del corpo e a fare la giusta escalation di contatto fisico.

  5. Salve Sensei.
    Volevo sapere se queste storielle a puntate le pubblichi di rado o per esempio 1 al giorno. Sono davvero molto curioso di leggere il continuo. Mi ha appassionato! Comunque, i tuoi ebook li posso avere solo tramite il sito o in una comune libreria? Grazie Sensei continua cosi:)

    • Sono apuntate causali, non c’è una scadenza precisa tra l’una e l’altra. Gli ebook si possono acquistare solo sul sito.

  6. Ciao Sensei,
    Mi piace l’idea di una storia “a puntate”. Come dici bene non è noiosa come un’autobiografia a mo di saggio storico.
    Do la mia opinione sulla solita solfa del “metterci la faccia”. Questa continua richiesta mi sa più che per “autenticare” i consigli dati da te sia fatta per aver un appiglio per critiche inutili, per giustificare con delle critiche la paura di mettersi in gioco – molti non hanno capito che sono delle esperienze e consigli dati da un’uomo che ha fatto questo percorso personale e che non sono leggi che hai ricevuto sul Sinai – . A me della tua faccia poco importa – a meno che tu non sia una bella gnocca! – mi è sempre importato ciò che dici e che, come ho scritto innumerevoli volte, non le ho prese come “partito preso” ma è stato il risveglio della mia natura a dirmi che non sono cazzate ma ciò che ritengo giusto per me. Il percorso è unico per ognuno di noi e dobbiamo farlo “da soli”, chi ha bisogno del tuo viso per “credere” a ciò che dici beh, non ha capito niente di TpS, del Percorso, e di te.

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